Vai al contenuto
Avias

Blog · 10 marzo 2026

Termografia aerea su linee AT/MT: come funziona

Termografia elettrica — pagina servizio

Sulle linee elettriche, la termografia aerea è ormai uno strumento standard per i gestori di rete. Ma “standard” non significa “banale”: la differenza tra un termogramma utile e uno inutile sta in quattro dettagli che vale la pena capire — anche per giudicare il lavoro di chi te lo vende.

1. Il sensore giusto: radiometrico, non “da foto”

Per fare misure serve una termocamera radiometrica: ogni pixel porta un valore di temperatura, non un colore decorativo. Le specifiche di cui fidarsi sono la risoluzione del rilevatore (640×512 è oggi il minimo operativo per i componenti distanti) e la sensibilità termica (NETD, tipicamente ≤ 40 mK). “Gradi di precisione” senza QUESTI dati non significa nulla.

2. La condizione al momento del volo

Il dato termografico dipende dal carico della linea: le anomalie resistive (morsetti, attacchi) emergono solo quando una corrente significativa passa nel conduttore. Per questo le campagne si programmano nelle fasce di carico più alto e si documentano:

  • corrente e tensione approssimative in quel momento
  • condizioni meteo (vento di raffreddamento!)
  • distanza dal componente ripreso

Un report senza queste note è una foto, non una misura.

3. La geometria del rilevamento

La mira ha i suoi numeri: l’angolo di ripresa dev’essere favorevole, senza riflessi solari sul bersaglio; più l’immagine è obliqua, meno l’emissività del componente è interpretabile con fiducia. Un buon operatore dichiara nel report le zone dove la vista era marginale, invece di fingere che non esistano.

4. La differenza tra “punto caldo” e “cattivo funzionante”

La termografia rileva un differenziale termico, non la causa: un morsetto caldo può indicare un contatto resistivo, ma va correlato con il carico e con l’isolamento circostante. Per questo i report utili classificano le anomalie per priorità (P1/P2/P3) e sconsigliano (“da verificare”) piuttosto che condannare (“sostituire”).

Che serve sul campo per ogni campagna

  • autorizzazioni e scenario PDRA per la zona di volo
  • distanze minime dalla linea rispettate con procedure scritte
  • sincronizzazione tra camere termica e visiva per ogni anomalia
  • georeferenziazione (GPS) per portare la mappa al supporto

Quello che la termografia aerea NON fa

  • non sostituisce le verifiche e la manutenzione vera e propria (LOTO, torri allacciate)
  • non vede attraverso l’isolamento: le anomalie interne si leggono solo dagli effetti termici in superficie
  • non tocca la componente in tensione: la misura avviene a distanza e non sostituisce le procedure elettriche

Il caso per cui serve davvero

La termografia aerea brilla sulle lunghe tratte: dove la linea è accessibile solo via mulattiera e ispezionare a campione non basta. È lì che il drone funziona come sistema di percorrenza dell’intera rete — non come occhio sparso sulla cabina.

Se vuoi discutere un programma di termografia regionale sulle tue tratte AT/MT, scrivici: si parte sempre con una campagna pilota su 2-3 campate, così vedrai noi report prima di investire.